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Parliamo troppo del 5G e troppo poco del digital divide

Ancora troppe famiglie sono senza connettività ad Internet ma, come spesso avviene in questo Paese, si preferisce puntare il dito altrove per non affrontare le vere criticità.

Sembra essere il caso del 5G, una tecnologia di cui sappiamo relativamente poco ma che, forse per quel bias cognitivo che porta ognuno di noi a un atteggiamento difensivo nei confronti delle novità, invade molti spazi di discussioni odierni, arrivando fino al Parlamento.

Discussioni che ricordano tantissimo quelle avvenute nei decenni precedenti nei confronti di tante innovazioni che oggi rappresentano l’irrinunciabile quotidianità, come i cellulari o le TV.  

Se ci saranno delle conseguenze sulla diffusione del 5G, queste saranno probabimente legate ad una maggiore pervasività e controllo di tutti noi cittadini, grazie all’aumento dei dispositivi IoT. Ma non ci risulta che l’oggetto delle polemiche da parte di Sindaci e comitati vari sia legato a questo.

Eppure l’improvviso stravolgimento delle consuetudini causato dalla diffusione del COVID-19 dovrebbe aver insegnato che, nel mondo contemporaneo, la connettività Internet è diventata un bene primario paragonabile all’elettricità. Con Internet è possibile svolgere la propria attività lavorativa, generando profitto e benessere, al pari di molte altre commodity che ormai riteniamo irrinunciabili.

Parliamo invece di digital divide. Dell’impossibilità di molti cittadini di accedere a Internet e ai suoi servizi (molti dei quali anche della Pubblica Amministrazione). Di non poter svolgere dalle proprie abitazioni attività lavorativa o semplicemente di informarsi attraverso la Rete. 

Non parliamo solo di luoghi remoti, i quali avrebbero comunque tutto il diritto di poter beneficiare della connessione a Internet a velocità dignitose, ma anche di zone dell’immediata periferia delle nostre città. 

Come denunciato già a Dicembre 2019 da alcuni sindaci attraverso ANCI Toscana, anche nella nostra Regione ci sono zone –parliamo di almeno 42 comuni– con connettività totalmente inadeguata alle esigenze dei cittadini. Da tempo ormai la promessa della “banda larga” è diventata realtà solo per i cittadini di serie “A”, quelli che vivono nelle metropoli e che, quindi, sono commercialmente appetibili. Gli altri, quelli serie “B”, pagano le medesime tasse ma non beneficiano della stessa qualità dei servizi ormai essenziali.

I lavori per coprire con la fibra il territorio, attraverso la Gara governativa aggiudicata da Open Fiber, procedono con la proverbiale lentezza italiana: quanto sta costando ai cittadini e alla nazione il perdurare di questo enorme divario digitale?