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COMUNICATO PIRATA – Scorie nucleari in Provincia di Siena? No, grazie.

La pubblicazione della CNAPI –Carta nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee– alla localizzazione del Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi ha indicato anche il territorio dei comuni di Pienza e Trequanda, nel Sud della provincia di Siena. Un territorio che, per sua vocazione e la presenza della vicina Val d’Orcia, patrimonio UNESCO, negli anni passati ha attratto un turismo amante dei paesaggi, del buon vivere e della natura.

Senza farsi contagiare dalla sindrome NIMBY, riteniamo del tutto inopportuno che un deposito di scorie nucleari possa trovare sede in questa zona. Al di là dei rischi, infatti, è un territorio che vive sia di turismo che di rinomate produzioni agricole (grano, olio, vino) e temiamo che la presenza di un deposito di scorie nucleari possa danneggiarne l’economia.   Anche se il decreto legislativo n.31 del 2010 prevede che “al fine di massimizzare le ricadute socio-economiche e occupazionali legate al progetto, riconosce al territorio che ospiterà il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico un contributo di natura economica, secondo modalità che gli Enti Locali interessati regoleranno attraverso la stipula di una specifica convenzione con Sogin“, ci uniamo alla posizione contraria dei sindaci dei territori coinvolti in merito all’ipotesi che un tale sito possa trovare luce nell’unica provincia italiana che vede la presenza di ben tre zone “patrimonio UNESCO”.

Se l’Italia risulta essere l’unico Paese a non essersi dotato di un Deposito Nazionale per le scorie nucleari, gran parte delle quale risulterebbero provenienti dalla produzione sanitaria e industriale, crediamo che l’applicazione della Direttiva 70/2011 di Euratom[1] –per l’attuazione della quale l’Italia è, come al solito, drammaticamente in ritardo– non possa non tenere conto delle peculiarità dei territori destinatari di scorie nucleari che richiedono manutenzione costante e la progettazione di un sito da almeno 150 ettari che ne dovrebbe garantire la conservazione per almeno 300 anni, il cui costo stimato sarebbe di 1,5 miliardi di euro, finanziato attraverso la componente tariffaria A2 della bolletta elettrica[2].

Certamente l’aumento dei rifiuti radioattivi, per i quali non ci risulta sia ancora possibile uno smaltimento rapido e in sicurezza[3], crediamo imponga un maggiore impegno di tutta la comunità scientifica per individuare soluzioni alternative all’utilizzo di sostanze radioattive che richiedono costi così elevati, non solo economici, che graveranno anche sulle generazioni future.  

Toscana Pirata


[1] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A32011L0070)
[2] Nucleare in Italia. Il deposito è in ritardo e le scorie aumentano, https://www.lifegate.it/nucleare-in-italia-deposito-scorie
[3] Smaltimento delle scorie nucleari: un problema irrisolvibile,
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=2886